Analisi

L'analisi che abbiamo seguito è ripartita in alcune sezioni: momenti della narrazione, sintassi e tempi verbali, valore espressivo della punteggiatura, metafore zoomorfe , opposizioni simboliche.

MOMENTI DELLA NARRAZIONE

All'interno dello schema narativo gioca un ruolo fondamentale la variazione del punto di vista (da quello ostile dei personaggi di contorno a quello amichevole dell'io narrante). Questo è il momento discriminante ("Chi venne a riferirmele...") che dà l'avvio allo scioglimento.

Tre sono i momenti della narrazione:

1) ESORDIO: avvio in medias res. Situazione di squilibro iniziale determinata da un'evento che solo successivamente verrà chiarito.

2) PUNTO CULMINANTE DELLA TENSIONE NARRATIVA: l'accrescersi della tensione narrativa è causato non dall'aggravarsi della situazione (fin dalle prime righe sappiamo della pazzia e del ricovero di Belluca), ma dall'atteggiamento di conoscenti e colleghi che, di fronte alla rivelazione di Belluca ("il treno...ha fischiato") manifestano incredulità, ilarità, stizza, etc.etc.

3) SCIOGLIMENTO: la spiegazione della presunta pazzia di Belluca (l'io narrante, al contrario di tutti gli altri personaggi, non si sorprende, anzi ritiene tutto l'accaduto come "naturalissimo") allenta la tensione e avvia all'epilogo, in cui ogni cosa si ricompone in un rinnovato equilibrio: il fischio del treno ha rappresentato dunque il varco improvviso, lo squarcio mentale in seguito al quale Belluca ha assunto piena dignità di individuo consapevole ponendosi in un rapporto nuovo con gli individui e col mondo.

SINTASSI E TEMPI VERBALI

Paratassi e ipotassi sono ugualmente presenti. La paratssi e' particolarmente usata per le espressioni dirette appartenenti a Belluca o ai colleghi d'ufficio. In questo ultimo caso le frasi spesso ellittiche del verbo e l'uso frequente di punti esclamativi o interrogativi sottolineano la sorpresa dei conoscenti che, con linguaggio spezzato, esprimono la propria incapacità di dare spiegazioni argomentate e conclusive agli eventi:  "Frenesia, frenesia." "Morra'? Impazzira'?" "Mah!" "Ma che dice? che dice?" "Povero Belluca!" "Il treno? che treno?". I tempi verbali sono prevalentemente presenti o futuri, mentre nella risposta di Belluca ("Il treno, signor Cavaliere." "Ha fischiato") l'evento, da poco accaduto e gravido di conseguenze nel presente e nel futuro di Belluca, è espresso con il passato prossimo (che diventa trapassato nel discorso indiretto libero: "..nel silenzio profondo della notte, aveva sentito, da lontano, fischiare un treno...").

L'ipotassi e' impiegata in particolare nelle sequenze narrative e nei passaggi della riflessione.

Nelle sequenze relative alla ricostruzione delle vicende passate (da quelle accadute il giorno prima all'intera vita di Belluca), si nota la prevalenza dell'imperfetto indicativo, che rappresenta la ripetizione e la durata di vicende sempre uguali a se stesse ("Aveva con sé tre cieche.. tutt'e tre volevano... strillavano ecc.): la vita di Belluca passa grigia e monotona e in questo nastro tutto scorre indistinto.

Quando il personaggio che funge da narrante, riflettendo per conto suo, spiega la "naturalezza" dei comportamenti di Belluca, è utilizzato il presente indicativo: la valutazione, come per ogni verità rivelata, è fuori dal tempo, potendosi riferire come a Belluca, così a chiunque viva come lui ("A un uomo che viva come Belluca... la cosa più ovvia, l'incidente più comune... possono produrre effetti straordinari...").

  

VALORE ESPRESSIVO DELLA PUNTEGGIATURA

I segni di interpunzione svolgono un ruolo espressivo determinante: si passa dall'incredulità ("Mah!") al compatimento ("Povero Belluca!") alla stizzita incomprensione ("Ohé, Belluca!) alla percezione di una speranza ("C'era, ah! c'era, fuori di quella casa orrenda, fuori di tutti i suoi tormenti, c'era il mondo") del punto esclamativo; allo scetticismo e all'incertezza ("Il treno, che treno?" "E come mai?" ecc.) del punto interrogativo spesso usato in rapide successioni; alla sospensione ("Il treno ha fischiato..." "Farnetica..."), alla cautela ("Circoscritto...") e soprattutto all'estatico abbandono ("In Siberia.. oppure oppure... nelle foreste del Congo..." "L'ho sentito fischiare... " "Si parte, si parte... Signori" "c'erano le montagne solitarie nevose che levavano al cielo notturno le azzurre fronti... Si', si', le vedeva, le vedeva cosi'... c'erano gli oceani... le foreste... ") dei punti di sospensione, che aprono il racconto ai lontani spazi della fantasia, al "vuoto arioso del mondo" e danno al racconto una improvvisa leggerezza.

METAFORE

Belluca è definito "vecchio somaro, con tanto di paraocchi", è una "bestia bendata" che "girava la stanga del molino". Questo paragone evidenzia l'opacità della vita del protagonista e la sua incapacità a risolvere una situazione abbruttente. L'immagine che il paragone evoca, dell'eterno girare del somaro intorno al perno del mulino, sottolinea la condizione di perenne oppressione di una vita ripetitiva in cui al movimento del corpo corrisponde l'inerzia dell'animo. Non sarà il protagonista, sempre "mansueto e sottomesso", a vincere la sua oppressione. I paraocchi infatti non se li toglierà da solo: "pareva che i paraocchi gli fossero tutt'a un tratto caduti". Belluca non agisce in proprio, ma semplicemente re-agisce all'evento che porterà a una svolta la sua esistenza.

Altra metafora da evidenziare è quella del mostro introdotta dal personaggio narrante. L'autore afferma che non è la realtà ad essere inquietante, ma è la nostra incapacità di comprenderla, di inserirla in una struttura di causa-effetto e di necessità che ce la fa apparire "mostruosa". A differenza dei colleghi di Belluca, l'io narrante, l'unico in grado di dare un senso alle cose, riesce a "riattaccare" quell'orribile coda al legittimo proprietario. Paradossalmente la scoperta del mostro (l'intera verità) non spaventa il narratore, tutt'altro. E' l'ignoranza la vera nemica, e non la conoscenza della realtà, per quanto cruda essa possa essere (come la "prigione" di Belluca): da "mostruosa", la coda diviene "naturalissima", "qual  dev'essere". Questo imperativo è sinonimo di armonia. La coda è l'unica che possa essere inserita nel mostro, è la sola che ci può sembrare giusta, lì e così com'è. Essa diventa sinonimo di un'armonica ed intonata leggerezza che è appunto la chiave di lettura per individuare la verità. Scoprendola, Belluca fa in modo che il pesante "sepolcro" che lo opprimeva venga "scoperchiato". Tutto a un tratto il protagonista si ritrova a "spaziare anelante nel vuoto arioso" grazie ad un "brivido elettrico" che gli dà la possibilità di "prendere una boccata d'aria" e di sentirsene "ebro".    

LEGGEREZZA - PESANTEZZA

Anche quando Pirandello non si riferisce al concetto, per così dire, puro, di leggerezza o pesantezza, sceglie termini che lo richiamano. Al peso della vita di Belluca si fanno corrispondere aggettivi o sostantivi quali: "limiti angustissimi..." "arida mansione..." "frustata..." "crollo..." "imbestialito..." "malumore..." "aggrottati..." "strilli indiavolati..." "zuffe furibonde..." "senza un momento di respiro" ecc.; a cui si contrappongono: "espressioni poetiche, immaginose, bislacche... " "istintivamente..." (fino a quel momento ogni volere di Belluca era stato represso) "naturalissimo..." "immaginazione..." "spaziare anelante nel vuoto arioso..." "ebro della troppa aria" ecc. ad indicare il momento della liberazione. E' da notare poi come l'evoluzione che si verifica in Belluca si possa riscontrare anche nella scelta di termini specifici relativi alla presunta malattia. La condizione del protagonista viene inizialmente definita "pazzia", poi diventa "improvvisa alienazione", termine più neutro che anticipa l'intervento chiarificatore del narratore; infine si passa ad "immaginazione", consolazione "poteva in qualche modo consolarsi"; dai termini della pesantezza si passa a quelli della leggerezza: ci si dirige da uno stato di anormalità ad uno di equilibrio.

In particolare abbiamo notato le seguenti opposizioni:

CECITA' - RECUPERATA PERCEZIONE DEL MONDO

Alcune esemplificazioni.
A:
    ..vecchio somaro... con tanto di paraocchi
    ..quegli occhi, di solito cupi, senza lustro, aggrottati...
    ..come cieco e sordo alla vita...
    ..come una bestia bendata...
    ..aveva con se' tre cieche, la moglie, la suocera...
    ..scappava e andava a cacciarsi tra le tre vecchie cieche...
    ..sprofondava in un sonno di piombo...
    ..si levava più intontito che mai....

si oppongono:
    ..pareva che i paraocchi gli fossero d'un tratto caduti...
    ..che gli orecchi tutt'un tratto gli si fossero sturati...
    ..e guardava tutti con occhi che non erano piu' i suoi...
    ..gli occhi... ora gli ridevano lucidissimi...
    ..non gli era riuscito di addormentarsi subito...
    ..c'erano le montagne solitarie nevose... si', si', le vedeva, le vedeva, le vedeva cosi'... 

PASSIVITA' - RIBELLIONE

A:
    ..circoscritto... entro i limiti angustissimi della sua arida mansione...
    ..s'era prese le frustate ingiuste.. in santa pace, senza neppur fiatare...
    ..vecchio somaro... che tirava zitto zitto... la carretta...
    ..la mansueta vittima di tanti... scherzi crudeli...
    ..Perche' uomo piu' mansueto e sottomesso, più metodico e paziente di Belluca non si sarebbe potuto immaginare.

si oppongono:
    ..Belluca si era fieramente ribellato al suo capo-ufficio...
    ..lo aveva guardato sorridente, quasi con un'aria d'impudenza...
    ..questa volta, la vittima... s'era ribellata...

VUOTO/PRIVAZIONE - PIENO/PRESENZA

A:
    ..senza mai un momento di respiro...
    ..s'era dimenticato... che il mondo esisteva...
    ..il mondo s'era chiuso per lui...

si oppongono:
    ..s'era ritrovato a spaziare anelante nel vuoto arioso del mondo che gli si spalancava enorme tutt'intorno...
    ..ma ora, ecco, (il mondo) gli rientrava, come per travaso violento, nello spirito...
    ..ora che il mondo gli era rientrato nello spirito...
    ..s'era ubriacato. Tutto il mondo, dentro d'un tratto...
    ..ebro della troppa aria...