San Martino

San Martino

Sul crinale, tra le vallate dei fiumi Reno e del Setta, sorgeva fin dal medioevo un piccolo borgo composto dalla chiesa, la casa parrocchiale, alcune case contadine  con stalle  e fienili. Ora di tutti questi luoghi, distrutti dalla guerra e dall’incuria dell’uomo, rimangono solo ruderi,  perimetri di muri, pietre che stanno a testimoniare la crudele distruzione della guerra e la cancellazione totale di una fiorente civiltà che da millenni si era sviluppata su questo territorio. In antichi documenti del IX secolo d.c. si parla già di San Martino e la sua chiesa è ricordata in testi del 1300. La parrocchia di San Martino nel 1936 contava 56 famiglie con 440 abitanti.

Il 30 settembre 1944 gli abitanti  San Martino e delle case vicine, che si erano rifugiati nella canonica e nella casa del contadino,  vennero catturati dai soldati nazisti. Uomini, donne e bambini radunati davanti alla casa di un contadino furono barbaramente massacrati. Racconta un  testimone: “ Da lontano vidi i tedeschi che ammassavano la gente contro la nostra casa, li uccisero tutti, poi da una massa di fascine ammucchiate sull’aia ne presero da buttare sopra i cadaveri e diedero fuoco. Quando andai ad aiutare altri a seppellire, raccogliemmo soltanto delle ossa.” Sempre nei pressi di San Martino vennero uccise altre persone tra cui anche due sacerdoti per un totale di 65 vittime. 

 Viene oggi spontaneo, osservando i resti del paese, il collegamento con la poesia “ San Martino al Carso “di G. Ungaretti : si respira la stessa situazione di distruzione  e di dolore.

Negli anni ottanta  tra i resti della chiesa e delle case venne costruito un particolare monumento che riporta la poesia di Mons. Luciano Gherardi   
Le querce di Monte Sole” a memoria dei martiri di Monte Sole.

Monumento ai sacerdoti        

Accanto al cimitero di San Martino si trova un piccolo monumento eretto a ricordo dei cinque sacerdoti uccisi sul territorio di Monte Sole.

In particolare si ricorda Don Giovanni Fornasini, il cui corpo venne ritrovato il 22 aprile 1945 tra il muro perimetrale del cimitero ed il bosco. Don Fornasini, parroco di Sperticano, una piccola frazione di Marzabotto ai piedi di Monte Sole, era molto conosciuto ed apprezzato in tutta la zona ed era chiamato “l’Angelo di Marzabotto” per i suoi decisivi interventi a favore della popolazione per difenderla dalle continue azioni di violenza e di morte da parte delle truppe tedesche. Per questo ha pagato con la vita il 13 ottobre 1944, pochi giorni dopo la strage sull’intero territorio. La Chiesa bolognese nel 1998 ha avviato un processo di beatificazione per questi sacerdoti.